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Paragrafo 5 . L'America latina e la rivoluzione messicana.

     
Nei  paesi  latino-americani, la dipendenza  economica  dalle  potenze
industrializzate, si accompagnava alla fragilit politica.  Tutti  gli
stati  erano  formalmente retti da regimi parlamentari e repubblicani,
compreso  il Brasile dopo l'abbattimento della monarchia avvenuto  nel
1889.  In realt, per, il potere era concentrato nelle mani di  pochi
grandi  proprietari  terrieri; non esisteva, a  causa  dell'assenza  o
della limitatezza dello sviluppo industriale, una borghesia capace  di
esercitare  un peso significativo e la grande massa della  popolazione
viveva in condizioni di emarginazione politica ed economica.
     
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     Nel  Messico  la  tensione sociale originata da tale  situazione,
tenuta sotto controllo sino ai primi anni del Novecento, sfoci in una
lunga  e sanguinosa rivoluzione. Qui il presidente Porfirio Daz aveva
instaurato  nel  1876  un potere dittatoriale,  sostenuto  dai  grandi
latifondisti,  ai quali aveva consentito di appropriarsi  delle  terre
comuni  dei  villaggi; un ristretto numero di grandi  proprietari  era
cos  arrivato  a possedere i nove decimi delle terre  coltivabili  ai
danni delle masse rurali, sempre pi esposte allo sfruttamento e  alla
miseria.  Contemporaneamente, un sia pur ridotto sviluppo industriale,
reso  possibile  dall'afflusso di capitali stranieri  e  dal  prelievo
delle risorse minerarie, aveva favorito la formazione di ceti medi  ed
operai  desiderosi  di  uno  stato pi democratico  ed  economicamente
autonomo.  Espressione di tali aspirazioni era il partito democratico,
guidato  da  Francisco  Madero, che si present  come  candidato  alle
elezioni presidenziali del giugno 1910, in contrapposizione a Porfirio
Daz.  La  vittoria di quest'ultimo, ottenuta tramite  brogli,  spinse
Madero a promuovere l'insurrezione armata, che si estese rapidamente a
tutto il paese.
     Ebbe  cos  inizio una rivoluzione, condotta da  forze  politico-
sociali   diverse  e  non  sempre  concordi:  i  borghesi   cosiddetti
"costituzionalisti", sostenuti dal proletariato urbano, miravano  alla
democratizzazione  del  sistema politico  e  alla  modernizzazione  di
quello  economico;  i  movimenti guerriglieri  contadini,  guidati  da
Emiliano  Zapata  e  da  Pancho  Villa,  chiedevano  soprattutto   una
ridistribuzione  delle terre. Nel 1911, liquidato Daz,  venne  eletto
presidente  Madero; i contrasti tra i protagonisti della  rivoluzione,
per,  favorirono  l'instaurazione di un nuovo  regime  militare,  che
avvi   una  dura  repressione.  Abbattuto  anche  questo,  le   forze
rivoluzionarie tornarono a dividersi. Nel febbraio del  1917,  con  il
varo  di  una  costituzione che prevedeva  la  riforma  agraria  e  la
nazionalizzazione  delle  risorse  minerarie,  la   situazione   parve
finalmente stabilizzarsi.
